Mié. Nov 12th, 2025

Franco Scoglio: Il Ricordo del «Professore» del Calcio

A vent`anni dalla sua scomparsa, il figlio Tobias racconta la passione e l`intensa dedizione del padre, Franco Scoglio, il mitico allenatore del Genoa, ripercorrendo i momenti salienti della sua carriera e il suo legame indissolubile con il club rossoblù.

Franco Scoglio ha lasciato un`impronta indelebile nel mondo del calcio, creando un linguaggio unico e inconfondibile. Frasi come «Io non faccio poesia, io verticalizzo», «Lei, là in fondo, la deve smettere. Sennò parlo ad minchiam«, «Io odio la Sampdoria e non perdo occasione per ribadirlo» o «Che libidine quando perdo» lo hanno reso un personaggio diretto e coerente, sempre fedele a se stesso. Tuttavia, l`ex allenatore del Genoa non è stato solo un collezionista di aforismi cult. Oggi si celebra il ventesimo anniversario della sua scomparsa, un evento che Scoglio, da vero visionario, aveva in qualche modo predetto: «Morirò parlando del Genoa», aveva profetizzato anni prima. E così accadde, il 3 ottobre 2005, stroncato da un arresto cardiaco in diretta televisiva, mentre discuteva animatamente, ma civilmente, con l`allora presidente del Grifone, Enrico Preziosi. Durante la trasmissione, Scoglio fece un gesto con la mano e reclinò la testa all`indietro con un movimento innaturale, lasciando i presenti attoniti, e se ne andò. Morì, proprio come aveva detto, parlando del Genoa. A ricordarlo oggi è il figlio Tobias, adottato dalla Germania, il più appassionato di calcio tra i quattro figli del «Professore».

Tobias Scoglio racconta di aver rivisto innumerevoli volte le immagini della tragica sera in cui suo padre morì in diretta. Inizialmente, fu un`esperienza estremamente dolorosa, paragonabile a un film dell`orrore per i primi due o tre anni. Con il tempo, però, è riuscito ad accettare l`accaduto, anche perché le riprese non sono del tutto chiare e sembra quasi che suo padre si addormenti. Aveva pensato di far rimuovere il video dalla rete, ma un amico gli fece notare che sarebbe stata una battaglia inutile, poiché le immagini sarebbero state continuamente ricaricate.

Durante la sua carriera da allenatore, Franco Scoglio si spostò spesso, ma il legame con i figli, in particolare con Tobias, rimase forte. Tobias, il più grande appassionato di calcio tra i fratelli (le sue due sorelle non seguono il calcio e un fratello preferisce il tennis), faceva viaggi di 850 chilometri da Kaiserslautern a Genova per seguirlo. Ricorda che il padre lo chiamava prima di firmare con il Genoa (club che allenò in tre diverse occasioni) dicendogli «Tieniti forte che ti faccio una sorpresa…». E la sorpresa più grande era sempre la panchina del Grifone.

Franco Scoglio con i figli Tobias e Brigitte

Franco Scoglio, al centro, con due dei quattro figli: Tobias (a sinistra) e Brigitte (a destra).

La fine dei rapporti con il Genoa causava a Franco Scoglio un dolore profondo. Si angosciava, si affliggeva, si sentiva devastato. Questo perché la sua dedizione all`allenamento era totale e unica: non lavorava per denaro, ma per pura passione. Tanto che nel 2001 lasciò gran parte del suo ingaggio al club per amore del Genoa, mentre con altre squadre si assicurava giustamente il proprio compenso.

La sua passione viscerale per i rossoblù era evidente in ogni gesto. Tobias ricorda un episodio alla vigilia di un derby nell`aprile del 2001. Erano in una stanza d`hotel, e alle 4 del mattino Tobias si svegliò per bere, trovando il padre sul letto immerso tra una ventina di fogli e lavagne, a studiare la formazione. Il «Professore» era così concentrato che non lo considerava nemmeno, mormorando solo: «Aspetta, zitto, zitto che non so se mettere Giacchetta o Malagò più avanzato. O forse Ruotolo…». Questa dedizione ha spinto Tobias a chiamare suo figlio Francesco Scoglio Jr, in onore del nonno.

La profondità del suo attaccamento al Genoa lo portò a rinunciare persino a un Mondiale come CT della Tunisia. Era gennaio, la nazionale tunisina era già qualificata e giocava un ottimo calcio. Il Grifone, invece, era in grave difficoltà, penultimo in classifica. La squadra andò a Salerno con Onofri in panchina, ma la formazione venne decisa a distanza da Franco Scoglio. Pochi giorni dopo, tornò a Genova. Il richiamo della città e del club era per lui più forte di qualsiasi Mondiale. Nella sua mente, aveva ideato un piano ambizioso: salvare il Genoa e poi partire per Giappone e Corea. Tuttavia, i dirigenti tunisini si sentirono offesi e non accettarono il doppio incarico. Scoglio, però, salvò il Genoa in maniera straordinaria, vincendo anche un derby. Tobias è convinto che, se avesse iniziato la stagione dall`inizio, il Genoa sarebbe stato promosso in Serie A.

Franco Scoglio allenatore del Genoa

Franco Scoglio a fine gara, al ritorno sulla panchina del Genoa.

Non solo il Genoa, ma anche grandi club come la Juventus e il Napoli di Maradona corteggiarono Franco Scoglio. Tuttavia, queste opportunità non si concretizzarono. Montezemolo, subentrato a Boniperti alla Juventus, optò per Maifredi, mentre Moggi, dopo alcune valutazioni al Napoli, decise di mantenere Bigon. In quella stessa stagione, Spinelli gli propose di restare al Genoa, ma Scoglio purtroppo rifiutò, e l`anno successivo il Genoa andò in Europa con Bagnoli. Tobias rivela che il padre considerava questo il più grande errore della sua carriera, un fatto che non avrebbe mai ammesso pubblicamente, ma che confessava in casa.

Tra le sue numerose citazioni diventate celebri, Tobias ha una preferita: «Io non faccio poesia, io verticalizzo». Questa frase, dice, rispecchia il suo pensiero nei confronti del figlio Francesco, che sogna di diventare calciatore. Tobias cerca di dargli gli stessi consigli che il nonno, una leggenda per il nipote, gli avrebbe dato. Non disdegna nemmeno la citazione sui «21 modi per battere un calcio d`angolo».

Riguardo alla domanda se il Genoa oggi avrebbe bisogno di un Franco Scoglio in panchina, Tobias è categorico: «Sono certo che mio padre farebbe meglio di Vieira». Lo definisce un uomo sicuro delle sue possibilità. Ammette che il Genoa ha venduto giocatori senza rimpiazzarli adeguatamente, rendendo il compito difficile per un allenatore, e che lui stesso pensava che la squadra fosse sulla carta più forte. Nonostante ciò, Tobias è convinto che Scoglio «salverebbe il Genoa tranquillamente».

Versión en Español

Franco Scoglio dejó una huella imborrable en el mundo del fútbol, creando un lenguaje único e inconfundible. Frases como «Yo no hago poesía, yo verticalizo», «Usted, allá al fondo, debe parar. Si no, hablo ad minchiam«, «Odio a la Sampdoria y no pierdo ocasión de reiterarlo» o «Qué goce cuando pierdo» lo convirtieron en un personaje directo y coherente, siempre fiel a sí mismo. Sin embargo, el ex entrenador del Genoa no fue solo un coleccionista de aforismos de culto. Hoy se cumple el vigésimo aniversario de su muerte, un evento que Scoglio, como un verdadero visionario, había predicho de alguna manera: «Moriré hablando del Genoa», había profetizado años antes. Y así sucedió, el 3 de octubre de 2005, fulminado por un paro cardíaco en televisión en directo, mientras discutía animadamente, pero civilizadamente, con el entonces presidente del Grifone, Enrico Preziosi. Durante la transmisión, Scoglio hizo un gesto con la mano y echó la cabeza hacia atrás con un movimiento antinatural, dejando atónitos a los presentes en el estudio, y se fue. Murió, justo como había dicho, hablando del Genoa. Hoy lo recuerda su hijo Tobias, adoptado por Alemania, el más apasionado por el fútbol entre los cuatro hijos del «Profesor».

Tobias Scoglio cuenta que ha vuelto a ver innumerables veces las imágenes de la trágica noche en que su padre falleció en directo. Inicialmente, fue una experiencia extremadamente dolorosa, comparable a una película de terror durante los primeros dos o tres años. Con el tiempo, sin embargo, logró aceptarlo, también porque las imágenes no son del todo nítidas y parece casi que su padre se queda dormido. Había pensado en pedir que se retirara el video de la red, pero un amigo le señaló que sería una batalla inútil, ya que las imágenes serían subidas continuamente.

Durante su carrera como entrenador, Franco Scoglio se movió mucho, pero el vínculo con sus hijos, en particular con Tobias, se mantuvo fuerte. Tobias, el mayor aficionado al fútbol entre sus hermanos (sus dos hermanas no siguen el fútbol y un hermano prefiere el tenis), hacía viajes de 850 kilómetros desde Kaiserslautern hasta Génova para seguirlo. Recuerda que su padre lo llamaba antes de firmar con el Genoa (club al que entrenó en tres ocasiones diferentes) diciéndole «Prepárate que te voy a dar una sorpresa…». Y la mayor sorpresa siempre era el banquillo del Grifone.

El fin de las relaciones con el Genoa causaba a Franco Scoglio un dolor profundo. Se angustiaba, se afligía, se sentía devastado. Esto se debía a que su dedicación al entrenamiento era total y única: no trabajaba por dinero, sino por pura pasión. Tanto es así que en 2001 dejó gran parte de su sueldo al club por amor al Genoa, mientras que con otros equipos, justamente, se llevaba su compensación.

Su pasión visceral por los rojiazules era evidente en cada gesto. Tobias recuerda un episodio la víspera de un derbi en abril de 2001. Estaban juntos en una habitación de hotel, y a las 4 de la madrugada Tobias se despertó para beber agua, encontrando a su padre en la cama inmerso entre una veintena de hojas y pizarras, estudiando la alineación. El «Profesor» estaba tan concentrado que ni siquiera lo consideraba, murmurando solo: «Espera, silencio, silencio, que no sé si poner a Giacchetta o Malagò más adelantado. O quizás a Ruotolo…». Esta dedicación impulsó a Tobias a llamar a su hijo Francesco Scoglio Jr, en honor a su abuelo.

La profundidad de su apego al Genoa lo llevó a renunciar incluso a un Mundial como seleccionador de Túnez. Era enero, la selección tunecina ya estaba clasificada y jugaba un fútbol excelente. El Grifone, en cambio, estaba en graves dificultades, penúltimo en la clasificación. El equipo fue a Salerno con Onofri en el banquillo, pero la alineación fue decidida a distancia por Franco Scoglio. Pocos días después, regresó a Génova. La llamada de la ciudad y del club era para él más fuerte que cualquier Mundial. En su mente, había ideado un plan ambicioso: salvar al Genoa y luego partir hacia Japón y Corea. Sin embargo, los directivos tunecinos se sintieron ofendidos y no aceptaron el doble cargo. Scoglio, sin embargo, salvó al Genoa de manera extraordinaria, ganando incluso un derbi. Tobias está convencido de que, si hubiera empezado la temporada desde el principio, el Genoa habría ascendido a la Serie A.

No solo el Genoa, sino también grandes clubes como la Juventus y el Napoli de Maradona cortejaron a Franco Scoglio. Sin embargo, estas oportunidades no se concretaron. Montezemolo, que sucedió a Boniperti en la Juventus, optó por Maifredi, mientras que Moggi, tras algunas valoraciones en el Napoli, decidió mantener a Bigon. En esa misma temporada, Spinelli le propuso quedarse en el Genoa, pero Scoglio lamentablemente rechazó, y al año siguiente el Genoa fue a Europa con Bagnoli. Tobias revela que su padre consideraba este el mayor error de su carrera, un hecho que nunca habría admitido públicamente, pero que confesaba en casa.

Entre sus numerosas citas que se hicieron célebres, Tobias tiene una favorita: «Yo no hago poesía, yo verticalizo». Esta frase, dice, refleja su pensamiento hacia su hijo Francesco, que sueña con ser futbolista. Tobias intenta darle los mismos consejos que su abuelo, una leyenda para el nieto, le habría dado. Tampoco desprecia la cita sobre los «21 modos de lanzar un saque de esquina».

Respecto a la pregunta de si el Genoa hoy necesitaría un Franco Scoglio en el banquillo, Tobias es categórico: «Estoy seguro de que mi padre lo haría mejor que Vieira». Lo describe como un hombre seguro de sus posibilidades. Admite que el Genoa ha vendido jugadores sin reemplazarlos adecuadamente, lo que dificulta la tarea de un entrenador, y que él mismo pensaba que el equipo era, sobre el papel, más fuerte. A pesar de ello, Tobias está convencido de que Scoglio «salvaría al Genoa tranquilamente».

By Jordi Vilaplana

Jordi Vilaplana lleva más de una década cubriendo la industria del juego online desde Barcelona. Comenzó escribiendo sobre poker en pequeños blogs y ahora es reconocido por sus análisis profundos sobre slots y casinos digitales. Su pasión por desentrañar las mecánicas de juego lo convirtió en una voz respetada del sector.

Related Post