Mié. Nov 12th, 2025

Sebino Nela: Tra Campo, Vita e Battaglia Personale

L`ex difensore di Genoa e Roma si confida in un`intervista al Corriere della Sera, toccando temi che vanno dal successo nel calcio alla dura lotta contro il cancro, dai ricordi personali alle riflessioni sul presente e futuro.

Introduzione

Sebino Nela, ex calciatore di Genoa e Roma, si racconta a tutto tondo in un`intervista al Corriere della Sera, toccando temi centrali della sua vita: calcio, musica, famiglia e la battaglia contro la malattia. Spiega l`origine del suo doppio nome: «Sebastiano è l’uomo nascosto sotto la maglietta da calcio. Sebino è il giocatore», e chiarisce il coro dei tifosi giallorossi «Picchia Sebino», affermando: «Non ho mai picchiato nessuno. Si riferiva al fatto che ero tignoso in campo.»

La Carriera: Dalla Terra all`Olimpo Giallorosso

Nela non nasconde i suoi inizi modesti e un ingresso nel calcio facilitato da una «segnalazione» al Genoa, la sua squadra del cuore da ragazzo. «Ero magro e mi hanno scartato,» racconta, «sono entrato con una raccomandazione. Il primo campo in erba l’ho visto quando ho esordito in serie B: ho sempre giocato sulla terra, sulla pozzolana.» La sua infanzia è segnata dal sacrificio: lunghe ore di viaggio per gli allenamenti, scuola e l`aiuto nel ristorante di famiglia. Ricorda i sacrifici dei genitori: il padre lavorava 18 ore al giorno, la madre rinunciava alle calze per comprargli le scarpe da calcio. L`emozione più grande fu quando, dopo l`esordio con il Genoa, portò a casa il suo primo premio in denaro e il padre scoppiò a piangere. Il primo contratto con la Roma, 40 milioni di lire, permise ai suoi genitori di smettere di lavorare.

A Roma, Nela raggiunse l`apice della carriera, vincendo lo Scudetto del 1983. Visse però anche grandi delusioni, come la finale di Coppa dei Campioni persa contro il Liverpool l`anno successivo. «Quella sconfitta l’ho digerita bene,» dice, «è stata peggio quella con il Lecce che ci è costata lo scudetto due anni dopo.» Descrive Roma come la città perfetta, con una delle migliori tifoserie d`Europa. Nonostante la stima per Falcao come persona, fu deluso dalla sua scelta di non calciare il rigore nella finale contro il Liverpool, pur sapendo che in seguito Falcao si è pentito.

«Il vento in faccia e la tempesta nel cuore»: Un Racconto Intimo

Questi e altri aspetti della sua vita sono narrati nel suo libro, Il vento in faccia e la tempesta nel cuore. Nela, di natura timida, non voleva un libro di semplici aneddoti: «Se decido di farlo, voglio raccontare Sebastiano,» spiega, intendendo la persona dietro il calciatore. Il suo percorso, inizialmente fatto di silenzio, cambiò significativamente nel suo secondo anno alla Roma.

La Musica: Un Legame Speciale con Venditti

Il legame con Roma si estende anche alla musica, in particolare con Antonello Venditti, che gli dedicò la canzone «Correndo correndo». Nela ricorda quando Venditti gliela suonò al piano in ritiro: «Era diversa rispetto alle sue canzoni d’amore. La ascolto almeno una volta al giorno.» Nonostante questo amore per la musica, non segue il Festival di Sanremo da dieci anni, considerandolo troppo politicizzato e uno «show». Crede che i giovani oggi ascoltino ancora Patty Pravo e Battisti, mentre gli artisti attuali saranno dimenticati.

La Malattia: Una Battaglia di Fortuna e Resilienza

Il capitolo più intimo è quello della malattia, il cancro al colon. Nela affronta l`argomento con sincerità, definendosi «fortunato». La sua mentalità da calciatore lo ha aiutato a porsi obiettivi: «Passavo cinque ore in bagno tutte le notti con i dolori di stomaco dopo la chemio. Mi sono detto: `Cerchiamo di stare in bagno quattro ore. Poi tre e mezzo, poi tre`. Ha funzionato.» Si irrita quando le persone gli attribuiscono la guarigione alla sua forza fisica, ricordando la perdita di colleghi come D’Amico, Rossi, Mihajlovic e Vialli: «L’unica differenza tra me e loro è che io sono stato più fortunato.»

La malattia ha colpito duramente la sua famiglia: ha perso il padre e un fratello per lo stesso male, e sua sorella, la persona che stimava di più, si è lasciata morire dopo anni di cure. Un`altra sorella convive da quattordici anni con il cancro. «Una famiglia falcidiata dai tumori: non ce lo meritavamo,» confessa. Durante la sua battaglia, la sua famiglia gli è stata di supporto, ma Nela ha dovuto chiedere loro di essere forti: «Una notte ho trovato mia moglie e le figlie che piangevano, ho detto: `Basta, siete voi che dovete aiutare me`.» Ora cerca di apparire sempre abbronzato per non mostrare la pallidezza di quel periodo.

Tra Presente e Futuro: I Maori e il Calcio Attuale

Concludendo l`intervista, Nela guarda al futuro e al calcio attuale. Sognerà di «parlare con un Maori in Nuova Zelanda», ma è appagato anche da una semplice passeggiata al mare sul litorale laziale. Si dedica alla lettura di politica e geopolitica e gioca a scacchi. Per quanto riguarda il calcio, vede il Napoli favorito per lo Scudetto, l`Inter come la squadra che gioca meglio, il Milan come mina vagante. Per la Roma, ritiene che «arrivare nelle prime quattro sarebbe un risultato straordinario.»

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Sebino Nela: Entre el Campo, la Vida y la Batalla Personal

El ex defensor de Genoa y Roma se confiesa en una entrevista con el Corriere della Sera, abordando temas que van desde el éxito en el fútbol hasta la dura lucha contra el cáncer, desde los recuerdos personales hasta las reflexiones sobre el presente y el futuro.

Introducción

Sebino Nela, ex futbolista de Genoa y Roma, se explaya en una entrevista con el Corriere della Sera, abordando temas centrales de su vida: fútbol, música, familia y la batalla contra la enfermedad. Explica el origen de su doble nombre: «Sebastiano es el hombre escondido bajo la camiseta de fútbol. Sebino es el jugador», y aclara el cántico de los aficionados giallorossi «Picchia Sebino» (Pega, Sebino), afirmando: «Nunca pegué a nadie. Se refería a que era tenaz en el campo.»

La Carrera: De la Tierra al Olimpo Giallorosso

Nela no oculta sus humildes comienzos y una entrada al fútbol facilitada por una «referencia» al Genoa, su equipo favorito de joven. «Era delgado y me descartaron», cuenta, «entré por recomendación. El primer campo de césped lo vi cuando debuté en la Serie B: siempre jugué en tierra, sobre la puzolana.» Su infancia estuvo marcada por el sacrificio: largas horas de viaje para los entrenamientos, escuela y ayuda en el restaurante familiar. Recuerda los sacrificios de sus padres: el padre trabajaba 18 horas al día, la madre renunciaba a las medias para comprarle las botas de fútbol. La mayor emoción fue cuando, tras su debut con el Genoa, llevó a casa su primer premio en metálico y su padre rompió a llorar. El primer contrato con la Roma, 40 millones de liras, permitió a sus padres dejar de trabajar.

En Roma, Nela alcanzó la cima de su carrera, ganando el Scudetto de 1983. Sin embargo, también experimentó grandes decepciones, como la final de la Copa de Europa perdida contra el Liverpool al año siguiente. «Esa derrota la digerí bien», dice, «fue peor la del Lecce que nos costó el Scudetto dos años después.» Describe Roma como la ciudad perfecta, con una de las mejores aficiones de Europa. A pesar de su estima por Falcao como persona, se sintió decepcionado por su decisión de no lanzar el penalti en la final contra el Liverpool, aunque sabe que Falcao se arrepintió años después.

«Il vento in faccia e la tempesta nel cuore»: Un Relato Íntimo

Estos y otros aspectos de su vida están narrados en su libro, Il vento in faccia e la tempesta nel cuore (El viento en la cara y la tormenta en el corazón). Nela, de naturaleza tímida, no quería un libro de simples anécdotas: «Si decido hacerlo, quiero contar a Sebastiano», explica, refiriéndose a la persona detrás del futbolista. Su trayectoria, inicialmente de silencio, cambió significativamente en su segundo año en la Roma.

La Música: Un Vínculo Especial con Venditti

El vínculo con Roma se extiende también a la música, en particular con Antonello Venditti, quien le dedicó la canción «Correndo correndo» (Corriendo, corriendo). Nela recuerda cuando Venditti se la tocó al piano durante una concentración: «Era diferente a sus canciones de amor. La escucho al menos una vez al día.» A pesar de su amor por la música, no sigue el Festival de Sanremo desde hace diez años, considerándolo demasiado politizado y un «espectáculo». Cree que los jóvenes de hoy todavía escuchan a Patty Pravo y Battisti, mientras que los artistas actuales serán olvidados.

La Enfermedad: Una Batalla de Suerte y Resiliencia

El capítulo más íntimo es el de la enfermedad, el cáncer de colon. Nela aborda el tema con sinceridad, autodenominándose «afortunado». Su mentalidad de futbolista le ayudó a establecer objetivos: «Pasaba cinco horas en el baño todas las noches con dolores de estómago después de la quimioterapia. Me dije: `Intentemos estar en el baño cuatro horas. Luego tres y media, luego tres`. Funcionó.» Se irrita cuando la gente le atribuye la curación a su fuerza física, recordando la pérdida de colegas como D’Amico, Rossi, Mihajlovic y Vialli: «La única diferencia entre ellos y yo es que yo tuve más suerte.»

La enfermedad ha golpeado duramente a su familia: perdió a su padre y a un hermano por la misma causa, y su hermana, la persona que más estimaba, se dejó morir tras años de tratamientos. Otra hermana convive desde hace catorce años con el cáncer. «Una familia diezmada por los tumores: no nos lo merecíamos», confiesa. Durante su batalla, su familia le brindó apoyo, pero Nela tuvo que pedirles que fueran fuertes: «Una noche encontré a mi esposa y a mis hijas llorando, les dije: `Basta, sois vosotras las que debéis ayudarme`.» Ahora intenta parecer siempre bronceado para no mostrar la palidez de aquel período.

Entre el Presente y el Futuro: Los Maoríes y el Fútbol Actual

Concluyendo la entrevista, Nela mira hacia el futuro y al fútbol actual. Soñaría con «hablar con un maorí en Nueva Zelanda», pero también se siente satisfecho con un simple paseo por la playa en la costa de Lazio. Se dedica a la lectura de política y geopolítica y juega al ajedrez. En cuanto al fútbol, ve al Napoli favorito para el Scudetto, al Inter como el equipo que mejor juega, y al Milan como la «mina vagante». Para la Roma, considera que «llegar entre los cuatro primeros sería un resultado extraordinario.»

By Jordi Vilaplana

Jordi Vilaplana lleva más de una década cubriendo la industria del juego online desde Barcelona. Comenzó escribiendo sobre poker en pequeños blogs y ahora es reconocido por sus análisis profundos sobre slots y casinos digitales. Su pasión por desentrañar las mecánicas de juego lo convirtió en una voz respetada del sector.

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